Da sempre sostengo che punto fermo di ogni buona amministrazione sarebbe impedire l’accesso delle auto private ai centri urbani; non creare qua e là piccole ZTL regolarmente disattese dalla vendita di permessi d’accesso a residenti e non, o quisquilie del genere. Semplicemente evitare la presenza di auto private nei centri abitati.
Il motivo, al di là di valide considerazioni di carattere antropologico sul rapporto tra auto e proprietario o tra auto e guidatore, lo spiega meglio di tante parole una recente illustrazione commissionata dalla Vägverket, ossia l’Amministrazione stradale svedese, al disegnatore Karl Jilg.

Questi sono lo spazio e il livello di pericolo per i pedoni nelle nostre città, ormai abbandonate completamente in balia del trasporto privato: in una parola, follia. Più articolatamente, totale mancanza di senso dello spazio pubblico.
E pensare che lo spazio pubblico è un’invenzione proprio italiana e attorno ad esso da sempre sono state pensate e poi costruite le nostre città. Proprio la progettazione dello spazio pubblico urbano lasciata in eredità dai Gonzaga ha permesso a Mantova e Sabbioneta di entrare nel 2008 tra i siti Unesco patrimonio dell’umanità.
Ciononostante proprio qui tocca ancora sentire spesso sprovveduti, quando non gente in malafede, cianciare che senza spazzatura a quattro ruote negli spazi pubblici, il centro muore. Il centro in realtà muore assediandolo di centri commerciali e invadendolo di auto, come mostra al di là di ogni dubbio anche l’illustrazione di Jilg.

La follia dello spazio pubblico urbano in balia delle auto private
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