La mostra presenta le opere di Giorgio Morandi (Bologna 1890 – 1964) – uno dei maestri della pittura europea del Novecento – in dialogo con le opere di Tacita Dean (Canterbury 1965) – una delle più importanti e riconosciute artiste della scena mondiale contemporanea.
Il percorso dell’esposizione inizia nelle sale nobili di Palazzo Te con un’introduzione documentaria – lettere originali, libri e fotografie di Giorgio Morandi [vedi sotto] – e la ricostruzione a grandezza naturale dello studio del pittore in via Fondazza a Bologna, fotografato da Luigi Ghirri tra il 1989 e il 1990. Qui Morandi lavora per oltre trent’anni, dal 1933 alla morte, tra le sue bottiglie, i vasi e gli imbuti ossessivamente dipinti nelle tele. «È difficile dire perché una stanza, le pietre di una strada, un angolo di un giardino mai visto, un muro, un colore, uno spazio, una casa diventino improvvisamente famigliari, nostri – scrive il fotografo nel 1989 – sentiamo che abbiamo abitato questi luoghi, una sintonia totale ci fa dimenticare che tutto questo esisteva e continuerà ad esistere al di là dei nostri sguardi».
Nello stesso luogo Tacita Dean [vedi sotto] ha girato nel 2009 due film (Day for Night, 16mm, 10 minuti; Still life, 16 mm, 5 minuti), presentati nelle Fruttiere di Palazzo Te, nei quali l’artista inglese ci restituisce con chiarezza le atmosfere morandiane. Tacita Dean afferra il senso melodioso dello studio, la dolcezza melodrammatica: la luce investe lo spettatore con calma e le ombre delle bottiglie dei vasi appaiono in una pallida penombra. Questi film ci mostrano una sorta di solitudine, lo stato necessario per quei lunghi colloqui che si possono immaginare tra Morandi e le cose, forse inquieti e ansiosi, ma sempre taciuti e risolti nella liberata e concreta realtà dei suoi oggetti d’affezione. Essi ritraggono un luogo limitato, polveroso, dimesso e domestico dove cose umili affiorano in penombre e rendono magiche le stanze: si avverte che l’artista si è soffermata a indagarle, cercando di scoprire la rigorosa ricerca di quel mondo plastico, di quel vedere e sentire per volumi e parallele, di quel comporre con chiarezza l’ordine con il quale Morandi procedeva nel misurare e disporre gli oggetti, qualità sostanziali nelle nature morte che metteva in scena. «Nello studio, tra le pentole di rame e le brocche smaltate ho capito quello che Robert Filiou, l’artista Fluxus, intendeva quando diceva: “L’arte è ciò che rende la vita più interessante dell’arte”», osserva Tacita Dean.
La selezione di circa 50 opere di Giorgio Morandi offre un panorama dei lavori più significativi dell’artista (acquerelli, disegni, tele ad olio e acqueforti) realizzati tra il 1915-1963 e illustra la sua ricerca relativa alla natura morta. Bottiglie, lumi, caffettiere, tazze, porcellane e vetri, apparentemente avvolti da una severa serialità, entrano a far parte di un orizzonte più vasto e misterioso di quello domestico: è la metamorfosi di questi oggetti, forme e cose che attraverso l’espressione artistica raggiungono uno stile che, nel corso degli anni, ha raggiunto l’universalità di un linguaggio unico. La sua esistenza “piana e tranquilla” si spiega nell’affermazione “la mia infanzia è semplice come tutta la mia vita, informata da un gran desiderio di star solo e di non essere seccato da nessuno”.

Al Palazzo Te di Mantova dal 12 marzo al 4 giugno 2017.

 

Prenotazione di una visita alla mostra di Giorgio Morandi e Tacita Dean e al Palazzo Te di di Mantova con guida turistica autorizzata. Magari in abbinamento con le collezioni permanenti del primo piano: l’impressionista Federico Zandomeneghi, Armando Spadini, la collezione mesopotamica e la collezione egizia.

 

Giorgio Morandi nasce a Bologna il 20 luglio 1890 in una famiglia della piccola borghesia cittadina. I suoi riferimenti artistici sono Cézanne, Henri Rousseau, Picasso e André Derain. Subito sviluppa un grande interesse per l’arte italiana del passato: Giotto, Masaccio e Paolo Uccello. Dopo avere insegnato per molti anni nelle scuole comunali di disegno, nel febbraio del 1930 ottiene per “chiara fama” e “senza concorso” la cattedra di Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove rimarrà fino al 1956. Rilevante è la sua presenza alle Biennali veneziane, ma ancor più quella alle Quadriennali romane: nel 1930 e nel 1935 Morandi fa parte della commissione di accettazione ed è presente anche come artista con opere significative. Anno importante per la sua carriera è il 1939 quando nella terza edizione della mostra romana, Morandi ottiene un’intera sala personale con 42 olii, 2 disegni e 12 acqueforti. Giungono gli anni della Seconda guerra mondiale e Morandi, nell’estate del 1943, si ritira sfollato sugli Appennini dove sviluppa dei lavori dedicati al paesaggio. Nella Biennale del 1948 riceve il primo premio che rinnova l’interesse della stampa e del pubblico nei suoi confronti: Morandi è ormai considerato uno dei maestri più importanti del secolo. Anche i più esclusivi ambienti internazionali s’interessano a lui e alcune sue opere sono ospitate in prestigiose rassegne del Nord Europa e negli Stati Uniti. Dopo una lunga malattia Giorgio Morandi si spegne a Bologna il 18 giugno 1964.

Tacita Dean (1965 Canterbury). Artista, fotografa e regista, Tacita Dean fin dai suoi esordi ha mostrato una predilezione per i formati espressivi usati nel cinema. La sua pratica del disegno ha assunto la forma di storyboard, un formato narrativo utilizzato nella progettazione dei film. Il gusto per la narrazione, che si ritrova in molte delle sue opere, è spesso innescato da incontri casuali. Nei suoi lavori la finzione e la storia si muovono su uno stesso piano, rilevando il loro potere evocativo. Le sue opere giocano poeticamente sul tema della ricerca, nonché le identità sfocate di persone o di cose misteriose. I suoi film sono spesso narrazioni minime impregnate di un senso di fallimento umano e aspettative derivanti da azioni che sono curiosamente sia eroiche sia consuete. Alcune delle ultime opere di Dean ricordano il lavoro di Bernd e Hilla Becher nella loro attenzione sui luoghi abbandonati dotati di storia potente. Il suo lavoro è stato esposto in molte esposizioni internazionali quali la Biennale di Venezia, la Biennale di Sydney, la Biennale di San Paolo. Ha partecipato a dOCUMENTA(13) e ha avuto numerose mostre personali nei maggiori musei internazionali. È stata finalista per il Premio 1998 Turner Prize nel 1998 ed ha ricevuto l’Hugo Boss Prize nel 2006 ed il Premio Kurt Schwitters nel 2009.

Semplice come tutta la mia vita. Giorgio Morandi e Tacita Dean
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