Oggi chiude la doppia mostra, o meglio sarebbe dire le due mostre indipendenti l’una dall’altra, dedicata a Giulio Romano.

Il quotidiano locale, come ormai sua consuetudine dal 2016 anno di Mantova capitale italiana della cultura, si è tuffato in una retorica trionfalistica e molto provinciale propinando dati che, per chi come me ha vissuto la situazione sul campo, appaiono in genere più immaginifici che approssimativi e corredandoli di foto d’archivio che paiono scelte allo scopo con magistrale accuratezza.

Le due immagini di sopra testimoniano la versione del giornale sugli ultimi giorni dell’evento, mentre le due immagini qui sotto testimoniano il “flusso” osservato dal sottoscritto sui luoghi dell’evento nello stesso periodo.

Certo, come operatore turistico e culturale, sarei straordinariamente felice di poter confermare ogni volta i reportage della Gazzetta di Mantova, soprattutto dal famoso 2016 in avanti, visti i toni; purtroppo però non  è così. Già da febbraio 2017 la retorica del quotidiano poco ha da spartire con la prosa dei dati reali.

Il fatto è che il 2016, che avrebbe dovuto essere la grande occasione per mettere finalmente in rete e sinergia i musei (e dunque i rispettivi enti gestori) tra loro e con gli operatori-promotori turistici (leggasi in primis guide turistiche, le quali si fanno carico assieme agli alberghi dell’80% almeno della promozione del territorio, e lo fanno senza ricevere nemmeno un grazie da chi tale promozione dovrebbe invece fare per proprio ruolo), in realtà da questo punto di vista è stato completamente sprecato.

I musei, a partire dal Palazzo Ducale a guida austriaca, hanno continuato a navigare fieramente ognuno per sé e le guide di cui sopra sono state sistematicamente ignorate. Il risultato è stato che, spenti i riflettori del 2016, Mantova è tornata ai numeri degli anni precedenti.

Giulio Romano 2019 non ha fatto eccezione: quella che nel 2016 era stata ventilata dall’allora direttore di Palazzo Ducale come un grande banco per mettere in pratica le sinergie di cui sopra, è diventata presto due mostre completamente indipendenti per temi, pezzi, prestatori, comitati scientifici, tagli, logistica e persino promozione. Addirittura, già a mostre avviate, per alcuni giorni non era possibile (né si sapeva se lo sarebbe stato) acquistare un biglietto cumulativo per entrambe.

Il risultato? L’evento immaginato e voluto per celebrare e ripetere i fasti della prima mostra monografica mai realizzata su Giulio Romano (quella del 1989, che fu coordinata da Ernst Gombrich e che mi pare di ricordare fosse di un altro livello anche scientifico), dal nostro punto di osservazione ha fatto sì e no i numeri del pacchetto Chagall arrivato preconfezionato come tante mostre itineranti.

Forse, più che celebrare grandeur che purtroppo non ci sono, la stampa locale potrebbe rendere miglior servizio al patrimonio culturale di Mantova spronando senza posa gli enti gestori di quel patrimonio a impegnarsi seriamente per realizzare davvero la sinergia tra loro e con le guide turistiche che finora è rimasta una sterile chimera.

Giulio Romano “spacca” (come sempre), la doppia mostra del 2019 no
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