Domenica 2 aprile u.s. conto di rientrare a Mantova, dopo una giornata di lavoro a Sabbioneta, con l’ultima corsa giornaliera della linea 17s in partenza da piazza Gonzaga alle ore 18.30.
Alle 18.18 (facile essere precisi, ormai sempre con gli smart phone in tasca) sono sul posto. Alle 18.37, non vedendo arrivare nulla, chiamo il centralino dell’Apam (l’azienda dei trasporti pubblici di Mantova e provincia) per avere notizie: mi viene gentilmente consigliato di sentire il servizio clienti. Lo chiamo alle 18.40, stessa richiesta: dopo un paio di minuti d’attesa in cui probabilmente ha contattato l’autista, la persona all’altro capo del telefono mi informa che la corsa risulta partita in orario regolare (l’autista afferma infatti di averlo registrato sul GPS). Faccio presente che le cose non stanno per nulla in questi termini e che l’autobus ha certamente lasciato piazza Gonzaga con almeno 12 minuti d’anticipo rispetto all’orario pubblicato da Apam, ma quella persona risponde che purtroppo non sa come aiutarmi e riattacca. A questo punto o dormo in albergo a Sabbioneta o torno a Mantova in taxi o mi faccio venire a recuperare da qualche anima buona; dopo un paio di telefonate riesco a combinare la terza. Per me un rientro con 80 minuti di ritardo, per il mio buon samaritano un’ora e mezza di guida almeno e il costo carburante.

Purtroppo non si è trattato di un episodio isolato. Mi è già capitato un’altra volta nel 2013, quando il servizio Apam in oggetto si chiamava “Linea UNESCO Mantova-Sabbioneta”; allora l’ultima corsa da Sabbioneta partiva alle 18.15. In quell’occasione fui più fortunato, trovandomi per caso già sul posto una mezz’oretta prima. Tuttavia, quando feci notare all’autista che partire con 10 minuti di anticipo era scorretto e avrebbe creato grossi problemi a chi fosse rimasto appiedato, mi replicò di non preoccuparmi, ché sapeva non esserci più alcun viaggiatore.
Forse lo sapeva anche l’autista dello scorso 2 aprile; peccato che però fosse informato male.
E se invece di me ci fosse stato un turista? Magari straniero? Magari con una coincidenza ferroviaria da prendere a Mantova?
Domande che il giorno seguente l’appiedamento ho rivolto per iscritto alla stessa Apam, assieme alla legittima richiesta che tale tipo di disguidi non si ripeta e che magari mi fosse riconosciuto un indennizzo almeno per chi mi è dovuto venire a prendere.
La risposta è arrivata l’altr’ieri, con un laconico tweet.

Aggiornamento dell’11 aprile.
Ricevo email “giustificativa” da parte di Apam, che però poco mi convince per le motivazioni e molto mi infastidisce per la supponenza.

Apam: essere lasciati a piedi a 40 km da casa e ricevere una laconica scusa via twitter
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